Quesiti Tecnici n.5/2011 – parte 4

Qualora un portiere, su un terreno di gioco molto scivoloso a causa della pioggia, blocchi con le mani, all’interno della propria area di rigore, un tiro di un attaccante e, subito dopo, a causa delle precarie condizioni del terreno, scivoli con il pallone tra le mani all’esterno dell’area, commette infrazione punibili con un calcio di punizione diretto? Esistono i presupposti della volontarietà, necessari per il provvedimento tecnico? C’è l’eventualità che l’arbitro debba ssumere qualche provvedimento disciplinare?

Questa domanda rientra un novero di temi che di tanto in tanto vengono riproposti, magari con qualche sfumatura diversa, sebbene non dovrebbero più rappresentare una problematica particolarmente intricata e/o complessa da dirimere.
LA regola 12, in realzione a quello che comunemente viene definito “fallo di mano”, stabilisce che deve essere sanzionato con un calcio di punizione diretto un calciatore che volontariamente tocca il pallone con le mani, contemplando un’esplicita eccezione per il portiere all’interno della propria area di rigore. Da tale previsione regolamentare scaturisce che, affinché si determini un fallo di mano, si devono verificare insieme due presupposti: uno, per così dire, oggettivo (ossia, il contato tra la mano ed il pallone) ed un secondo che può definirsi soggettivo (cioè, la volontà di toccare il pallone con la mano). Il fatto che il portiere goda di un privilegio (limitato nello spazio) non modifica in alcun modo quanto precede e, pertanto, non è richiesto per il verificarsi del fallo che abbia anche la consapevolezza di trovarsi fuori dell’area di rigore. E’ lo stesso portiere, difatti, che deve prestare attenzione, nell’esercizio di questa sua prerogativa, a non superare i limiti entro i quali può adoperare le mani (ovvero, la propria area di rigore), accollandosi il rischio, se il suo intervento avviene vicino ad una linea delimitante l’area di rigore, di scivolare fuori dalla stessa, soprattutto in presenza di un terreno “viscido” come quello descritto.
Per quel che concerne l’adozione di eventuali provvedimenti disciplinari, è necessario tenere ben presente la dinamica dell’azione: infatti, se il portiere effettua la parata all’interno dell’area di rigore e sullo slancio (o perché scivola) finisce all’esterno della stessa, non può dirsi che abbia interrotto in modo scorretto né un’importante azione di gioco né, tanto meno, un’evidente opportunità di sengare una rete. In questo caso, in effetti, l’azione avversaria è stata “impedita” regolarmente, avendo il portiere acquisito il possesso del pallone nel rispetto della norma, pure se subito dopo la ha infranta.
Qualora, invece, egli perdesse il controllo del pallone e tentasse di riguadaganrlo toccandolo intenzionalmente con le mani fuori dell’area (a prescindere che sappia o no dove si trovi), allora dovrebbe valutarsi l’eventuale rilevanza dell’azione, che stavolta si è stata scorrettamente interrotta.

(Fonte: L’Arbitro n.5/2011)

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